stef1stef2Stefania Quaranta è stata docente della scuola primaria Piccinini e ha dedicato la sua vita all'insegnamento ed alla recitazione.

Stefania Quaranta è nata a Roma il 26 dicembre del 1955, giorno di Santo Stefano.

Dopo le scuole medie si iscrive all’Istituto Magistrale “Oriani” di Roma.

Sono gli anni della contestazione studentesca, alla quale Stefania partecipa attivamente con la serietà che la contraddistingueva, portando avanti contemporaneamente in modo brillante i suoi studi.

Anticipando i tempi che avrebbero reso obbligatorio il conseguimento della laurea per poter insegnare alla scuola elementare, si iscrive alla Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, spinta dalla volontà di acquisire competenze più solide per lavorare nel modo più proficuo con i bambini.

Ottiene la laurea col massimo dei voti e grande soddisfazione e orgoglio della famiglia.

Svolge parte del suo tirocinio presso l’Ospedale psichiatrico “S. Maria della Pietà” di Roma, luogo di grande sofferenza, dimostrando anche in quella circostanza, la sua brillante competenza e intelligenza, unita a grande sensibilità e umanità.

A Laurea conseguita, il prof. L. Cancrini le offre la possibilità di intraprendere una carriera interessante come psicologa, ma Stefania non prende in considerazione la proposta, avendo deciso di fare l’insegnante. Sceglie di farlo nella scuola pubblica ed insegna in diverse scuole prima di arrivare a conseguire il famoso “ruolo”.

Una delle scuole in cui presta servizio è la storica “Fratelli Bandiera”, vicino Piazza Bologna, che aveva frequentato con il fratello Sergio.

Alla fratelli Bandiera incontra il mitico maestro Alberto Manzi, conduttore della trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, alfabetizzatore di milioni di italiani nel periodo pionieristico della prima televisione italiana monocanale, in un momento storico in cui la percentuale di persone che non sapevano leggere e scrivere era ancora intorno al 10%. Tra Manzi e Stefania si crea subito un rapporto di rispetto e di collaborazione fondato sull’impegno comune per l’innovazione degli approcci didattici.

Dalla fine degli anni ’70 Stefania partecipa attivamente al Movimento di Cooperazione Educativa, un’associazione di docenti che in quegli anni di rinnovamento della scuola si proponeva di trovare un nuovo metodo di insegnamento che coinvolgesse il corpo e le emozioni e che favorisse l’apprendimento di tutti gli alunni, nessuno escluso, anche attraverso l’utilizzo dei linguaggi alternativi, la cooperazione tra alunni e la costruzione di una relazione educativa profonda con ogni allievo. Nel MCE Stefania porta il suo contributo alla ricerca sul corpo e sul movimento creativo nel gruppo condotto da Roberto Silvestri (laboratorio di espressione corporea) e nel gruppo “Infanzia” che ricercava nuove strade educative nella scuola materna.

Parallelamente Stefania inizia un suo personale percorso teatrale come attrice e, in seguito, anche come regista. I temi del suo teatro, anche quando non esplicitamente politici, attraversano sempre l’impegno etico e le sue dimensioni più attuali: la condizione della donna, i rapporti di genere e tra le generazioni, la guerra, i desaparecidos, il popolo Rom, l'olocausto....

Tra gli spettacoli ricordiamo: “La casa di Bernarda Alba” di Garcia Lorca (con il gruppo “Le Madrepore” dell’ MCE), “Cassandra” di Christa Wolf (insieme a Paola Cecchetti e Mariavittoria Ponzanelli), “Scende la notte tropicale” di Manuel Puig (con Maurizia Di Stefano), “Yerma” di Garcia Lorca.

Collabora a lungo con il gruppo Yaleed diretto da Sandro Mengali e partecipa a due suoi lavori sulla cultura gitana: “I tuoi occhi mi mangiano il cuore” e lo spettacolo musicale “Il vento dell’est”.

A metà degli anni '80 la scuola fu protagonista del movimento dei COBAS. Stefania vi aderisce fin dal primo momento costituendo una Comitato di base nella scuola dove lavora. Più volte delegata alle Assemblee provinciali e Nazionali, partecipa assiduamente alle riunioni del Comitato esecutivo provinciale che si svolgevano nella storica sede di via Balilla. Contribuisce attivamente all'organizzazione delle numerose manifestazioni e sit-in, e alla stesura della piattaforma contrattuale che in quegli anni porta finalmente notevoli miglioramenti delle condizioni economiche del personale della scuola.

Dopo aver lavorato presso la scuola Martiri della libertà, nel 1991 si trasferisce al 109° Circolo didattico di Roma di Via Piccinini.

Alla Piccinini si inserisce in un gruppo di docenti tra cui Costanza Parisella Raso, Stefania Grosso e Luisa Di Mauro. Particolarmente forte è stato il sodalizio con Costanza Raso, insegnante di straordinaria sensibilità e capacità innovativa.

Nella stessa scuola si svolgono gli ultimi dieci anni della sua carriera scolastica, in un clima di grande collaborazione con i colleghi, portando avanti la sua passione per la scuola e per i bambini. In quegli anni offre la sua collaborazione alla direttrice Maria Matilde Filippini come docente vicaria, mantenendo il ruolo di RSU Cobas.

Sempre amata dai genitori e dagli alunni, oltre che per l’alta professionalità, anche per la sensibilità e l’attenzione ai bisogni dei bambini, soprattutto di quelli più fragili, riesce ad arricchire e rendere più efficace ed incisivo il suo insegnamento con la sua passione per il canto, la poesia e il teatro.

Nel suo ultimo anno di insegnamento mette in scena con i suoi alunni un spettacolo teatrale dal titolo “L’Isola che non c’è”, ultimo di una serie di spettacoli sempre molto apprezzati.

Alla ricerca di continue occasioni per offrire agli allievi nuove opportunità, insieme alle sue colleghe, Stefania organizza spesso campi-scuola, esperienze reali di crescita in autonomia e maturità.

Particolarmente attenta alle problematiche sociali, nel 1998 organizza con la classe l’adozione a distanza di una bambina africana e nel 1999, durante la guerra in Kosovo, si fa promotrice dell’adozione a distanza di un bambino serbo e di uno kosovaro coinvolgendo l’intera scuola, per sostenere le loro famiglie e far loro proseguire la frequenza scolastica

Il sostegno a distanza del bambino serbo verrà portato avanti dai suoi alunni anche nella scuola secondaria “Luigi di Liegro”, che accoglierà con entusiasmo tale iniziativa in collaborazione con la Onlus “ABC, Solidarietà e Pace”.

Il 20 gennaio 1997 partecipa alla fondazione dell'Associazione Culturale “Antonio Cotogni” che opera per promuovere e favorire la ricerca teorico-pratica nel vasto campo della vocalità intesa quale mezzo espressivo ed artistico ma anche come efficace strumento correttivo ed educativo.

Sotto la guida della maestra Rosa Rodriguez, Stefania partecipa a vari concerti, dedicati al tema della memoria storica.

Dal 1996 al 1998, insieme a Costanza Raso, tiene un corso di Metodologia all’interno della scuola Piccinini. E’ l’occasione per numerose colleghe di apprezzarne la ricchezza umana e professionale e la sua capacità di farsi “maestra” di chi maestra era o voleva diventare.

Nel giugno del 2000 si ammala di melanoma. Trascorre gli ultimi mesi della sua vita all’hospice dell’associazione Antea di via Battistini, a Roma. Le sono vicini, oltre ai familiari, il compagno Mauro Valeri e molti amici, colleghi e genitori di suoi alunni. Tra questi ricordiamo in particolare la collega di classe Stefania Grosso, Lucia Megli, Clelia Forgnone, Maria Teresa Pandolfi, Aldo Cigliano, Piera de Cicco e Nives Cabizzosu, mamma di un suo ex alunno, insieme a Rosa Rodriguez e Patrizia Pavoncello.

Stefania è morta il 6 marzo del 2001.

Le persone che le sono state più vicine negli ultimi mesi di vita hanno voluto ricordare e valorizzare la sua opera e i suoi valori costituendo, nel 2004, l’Associazione Socio Culturale che porta il suo nome.